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Io ciaspolo, tu ciaspoli, egli ciaspola...

Riscoprire la montagna passeggiando in mezzo ai boschi con le ciaspole ai piedi

Camminare per me significa entrare nella natura. Ed è per questo che cammino lentamente, non corro quasi mai. La Natura per me non è un campo da ginnastica. Io vado per vedere, per sentire, con tutti i miei sensi... Reinhold Messner

Comprensori sciistici

Cavalese

Nella splendida Val di Fiemme, in provincia di Trento, ma a pochi chilometri da Bolzano, si trova Cavalese. Gli hotel di Cavalese si trovano sia vicino al centro storico, ricco di numerose chiese e palazzi d'epoca, sia verso gli impianti di risalita per raggiungere le piste da sci.

Val di Fiemme

I principali impianti di risalita della Val di Fiemme partono da Cavalese e da Predazzo, per raggiungere le piste del Cermis, di Pampeago e Obereggen. Da qui si raggiunge anche il comprensorio del Rosengarden e le piste di sci di fondo intorno al Lago di Tesero e al Passo Lavazè.

Santa Caterina Valfurva

Sulla strada che unisce Bormio e Ponte di Legno, si trova Santa Caterina Valfurva. Il paese è circondato da cime di oltre 3000 metri e oltre ad offrire un panorama mozzafiato, mette a disposizione dei turisti impianti sciistici di risalita e lunghe passeggiate e sentieri per il trekking nel periodo estivo.

Monterosa

Il Monte Rosa è un massiccio condiviso tra Italia e Svizzera. In tutte le valli intorno al Monte Rosa si scia nel comprensorio Monterosa Ski e non solo in inverno, ma anche in estate su alcune delle cime oltre i 4.000 metri sempre innevate.

E tu, ciaspoli?
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Mi viene da sorridere. Chiedete un po’ ai miei amici Piero, Nicola, Andrea, Egidio, alle vecchie (nel senso di antiche) amiche MariaGrazia, Chiara, Sandra, ormai tutti più vicini ai 50 che ai 45, come si chiamavano le ciaspole 30 anni fa? Erano le racchette da neve. Noi boy scout ne abbiamo costruite a decine: tutti gli anni si faceva manutenzione su quelle dell’anno prima, si costruivano quelle nuove per i più giovani e poi via ... a sprofondare comodamente nella neve. Le legature non tenevano, i legni si spezzavano, la neve non era mai quella giusta. Solo quel MacGyver di Maurizio riusciva a stare in piedi sulle sue racchette da neve. Ignaro che sarebbero diventate delle ... ciaspole.

Oggi le ciaspole (scopro da Wikipedia che è un vocabolo Noneso, variante della lingua Ladina) sono di gran moda e tutti prima o poi dicono di aver fatto la Ciaspolada, che come dice la parola stessa è una gara su ciaspole, la cui prima edizione si è svolta a Tret, in val di Non, A/R in località Plazze. Una sorta di scioglilingua.

Oggi, se non ciaspoli, non sei nessuno. Ormai lo sci alpino è roba da vetusti spacconi, lo sci di fondo si salva perché ha un che di ecologico, lo slittino va bene perché è faticoso, il pattinaggio quasi ridicolo. Ma la ciaspola è tuttaun’altracosa, vuoi mettere?

Google alla voce ciaspole restituisce oltre 800 mila risultati, segno dei tempi, visto che alla voce racchette da neve sono solo 600 mila. Su Internet i racconti sulle ciaspolate si moltiplicano, così come i consigli sugli itinerari, abbigliamento, modelli più efficaci ed efficienti (manco fossero dei sistemi di business intelligence). In tutte le foto i ciaspolatori sorridono felici, come se ciaspolare fosse solo un simpatico passatempo e non una fatica da bestia. Sempre nelle foto i ciaspolatori non sudano mai anche se nell’alto del cielo splende il sole dei 2000/2500 metri. Gli stessi ciaspolatori inoltre hanno sempre l’aria di sapere dove andare: il che è vero fino a prova contraria e cioè finché l’elisoccorso non si alza in volo.

Ma a ben vedere la ciaspolata in compagnia, fatta con un minimo di senno e di preparazione, e senza voler strafare, è davvero un bel momento. A parte lo scricchiolio della neve sotto le racchette chi ciaspola gode del silenzio della montagna e di un ritrovato contatto con la natura che in genere non si concilia con la discesa a serpentina su piste affollate o in coda allo skilift o alla cassa in baita (con quell’odore di umido caldo tipico e quasi caratteristico, uguale in tutte le latitudini, come il vino del contadino).

Insegnare ai più giovani ad apprezzare anche una passeggiata in mezzo ad un bosco o su un campo innevato è buona cosa: la frenesia da playstation e da vita cittadina che le piste ripropongono può essere mitigata da una tranquilla ciaspolata in famiglia, magari con sosta ai margini di un torrente o di una cascatella ghiacciata. Son cose che si ricordano anche perché a spese di un po’ di sudore.

Ma son discorsi da padre cinquantenne che a fatica riesce a staccare figlio e figlia da sci e tavola, e che sente nell’aria il senso di sopportazione che si sprigiona dalle giovani menti all’idea di passare due ore lontani dal caos e dai mille colori di tute e caschetti e musiche sparate a 110 decibel fuori dai rifugi.

Di gran moda sono anche le gare di ciaspole, preferibilmente in notturna, summa di tutte le contraddizioni del caso. Ma come? Non si ciaspolava per un contatto con la natura, per un atteggiamento più slow con la montagna e la vacanza, per godere dei panorami e per sentire il caldo del sole sul viso? E tu mi vai a fare una gara, una corsa a testa bassa per fare massima attenzione a dove metti i piedi, pensando solo a vincere una competizione e per di più di notte quando non si vede niente a un metro?

E così che, presi dal nostro spirito umano troppo umano, finisce sempre tutto: un bel sogno può diventare un incubo, un momento di pace una guerra, un dolce declivio un Golgota.

E comunque: buona Ciaspolata a tutti!!!